“Tarantella” è un termine utilizzato per designare una vasta famiglia di danze tradizionali italiane, impregnate di una ricca storia e tradizioni. Originarie del Sud Italia, queste danze nel corso del tempo hanno mantenuto la loro unicità e profonda significatività. Scarica la guida (gratuita) Se sei affascinata.o dalla storia, dalla cultura e dalle tradizioni popolari ©Continua a leggere “La danza popolare del sud Italia: una guida”
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Storia di un rituale mediterraneo
Se desiderate esplorare le radici storiche della “taranta,” l’aracnide leggendario che ha influenzato rituali socialmente condivisi, allora questo libro si rivela imprescindibile
La pizzica: una danza famosa
Il termine “pizzica” ha origine dall’antica credenza secondo cui una persona morsa da un ragno velenoso, la taranta, doveva ballare freneticamente per eliminare il veleno
Il tarantismo nel Cilento
Il tarantismo, o “tarantolismo”, è un fenomeno complesso che ha avuto luogo in diverse regioni d’Italia, in particolare nel sud del paese.
Il tarantismo
Consisteva in un cerimoniale finalizzato alla cura delle persone e delle donne in particolar modo, colpite da fenomeni isterico-compulsivi. Secondo le credenze popolari tali manifestazioni erano attribuibili principalmente al morso di un ragno (taranta) o di una serie di animali (insetti o serpenti) velenosi.
La pizzica è una forma di danza terapia?
La pizzica è una forma di danza terapia?
Danze popolari del sud Italia
Le danze popolari del Sud Italia: la tarantella, la pizzica e la tammurriata. Nelle tradizioni popolari dell’Italia meridionale esiste un ballo che affonda origini nel paganesimo e nella magia: la tarantella. È necessario, tuttavia, effettuare una distinzione tra lo stile tipicamente Pugliese detto “pizzica” e le altre forme di tarantella. In Puglia e in Basilicata, si può parlare di danze che nascono dal popolo e dall’esigenza di affermarsi nella storia, esserci, sentirsi in qualche modo presenti e influenti nel corso di una vita dove le redini del potere sono brandite dalla classe nobiliare. Da questa “Crisi della presenza”, così come la definisce l’antropologo Ernesto De Martino, nasce un fenomeno religioso noto come tarantismo, dove a ballare per liberarsi da un male sconosciuto sono soprattutto coloro che nella società hanno sempre avuto un ruolo marginale : le donne. L’unione di religione, musica e danza è da ricercarsi nei riti orgiastici…..
Tarantella a Trentinara, 1958
Nel salernitano invece i contadini interpretano questo antico ballo in maniera più sobria, quasi con un senso di pudore che li rende restii ad esternare i propri sentimenti1. E si direbbe che la maniera stessa di sentire di questa gente abbia in se qualcosa di più pacato e sereno. Quindi litigi, fughe, ritorni, riconciliazioni, vengono abbozzati soltanto, il significato della danza é appena accennato, gettato lì alla buona, in maniera semplice e primitiva da gente abituata a lavorare sodo tutto il giorno, a menare una vita sobria e modesta ed a trascorrere anche le ore di riposo allo stesso modo.
La gatta cenerentola
Nel 1976 il compositore-regista Roberto De Simone coglie l’occasione per far confluire nella sua solida esperienza musicale di stampo ‘accademico’ le competenze maturate nell’ambito della ricerca antropologica.
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La gatta cenerentola – approfondimento
“La gatta Cenerentola” si basa sulla fiaba omonima di Giambattista Basile, pubblicata come parte della raccolta postuma “Lo cunto de li cunti overo lo trattenemiento de peccerille” (1634-36). De Simone l’ha però fortemente rimaneggiata, eliminando alcuni personaggi e aggiungendone di nuovi, nonché modificando degli avvenimenti, basandosi sia su creazioni proprie, sia su versioni alternative della fiaba facenti parte della tradizione orale, raccolte durante le sue ricerche nell’entroterra campano.
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Diacronia minima del tarantismo
Il vasto e vitale orizzonte simbolico del tarantismo, le tracce storiche della «taranta» e il punto di vista femminile che per secoli è stato censurato
L’altra taranta
ll tarantismo, vede nel Cilento, in Campania, l’ultimo baluardo della sua manifestazione. Annabella Rossi vi ha dedicato una ricerca che raccoglie circa cinquanta testimonianze realizzate tra Capaccio, Trentinara e altri paesi dell’entroterra salernitano nel 1976.