
Sudanzare
Un metodo basato sul corpo, sull’ascolto e sulla trasmissione
Imparare una danza tradizionale non significa soltanto memorizzare una sequenza di passi.
Significa entrare in relazione con un ritmo, ascoltare la musica, comprendere lo spazio, osservare gli altri corpi e trovare il proprio modo di abitare il movimento.
Il metodo di Sudanzare Danze Tradizionali del Sud nasce da un percorso di ricerca e pratica iniziato nel 2006 e sviluppato attraverso lo studio delle danze tradizionali del Sud Italia, il lavoro sul corpo, la trasmissione, il teatro e la creazione contemporanea.
La nostra pedagogia mette al centro il corpo come strumento di conoscenza, senza separare la pratica della danza dal contesto culturale nel quale un gesto nasce e si trasforma.

Ricerca
Studiamo le danze attraverso fonti, testimonianze, documentazione e pratica corporea.

Trasmissione
Utilizziamo il corpo e l’esperienza diretta per trasmettere movimenti, ritmi e modalità di relazione con la danza.

Creazione
La ricerca può diventare anche materia per il teatro e per la creazione contemporanea.
Questi tre livelli non sono intercambiabili, ma dialogano continuamente.
Una danza tradizionale può essere studiata senza essere trasformata in spettacolo.
Può essere trasmessa senza essere ricostruita artificialmente.
E può diventare materia di creazione senza perdere la necessità di interrogarsi sulla propria storia.
Imparare una danza attraverso il corpo
Le danze tradizionali vengono spesso trasmesse attraverso l’imitazione, la ripetizione, l’ascolto della musica e l’osservazione degli altri danzatori.
Il nostro lavoro parte da questi elementi, ma cerca di andare oltre la semplice riproduzione del movimento.
Durante una pratica lavoriamo sull’ascolto del ritmo, sulla qualità del gesto, sulla relazione con lo spazio e sulla capacità di entrare in relazione con gli altri.
Il corpo non deve prima diventare “perfetto” per poter danzare.
È attraverso la pratica che impariamo progressivamente a riconoscere il ritmo, coordinare il movimento, orientare il corpo nello spazio e sviluppare una maggiore consapevolezza del gesto.
Per questo non consideriamo la danza tradizionale come una tecnica riservata a chi possiede già esperienza.
Si può imparare a danzare partendo dal proprio corpo, dalla propria esperienza e dalle proprie possibilità.
Dalla danza tradizionale alla pedagogia
La nostra pedagogia nasce direttamente dalla pratica e dalla ricerca sulle danze tradizionali del Sud Italia.
Una danza non viene trasmessa come una sequenza astratta di movimenti: cerchiamo di comprenderne la relazione con musica, ritmo, spazio, comunità e contesto.
Questo significa prestare attenzione anche a ciò che normalmente rimane fuori dalla spiegazione tecnica:
- come nasce il movimento;
- come il corpo reagisce al ritmo;
- come ci si orienta nello spazio;
- come si entra in relazione con gli altri;
- come cambia il gesto quando cambia la musica;
- come una pratica collettiva costruisce una relazione fra i danzatori;
- come una danza tradizionale può essere trasmessa in un contesto contemporaneo.
La pedagogia diventa così parte della ricerca.
Trasmettere una danza significa anche trasmettere gli strumenti per comprenderla.
Il ritmo prima del passo
Nelle danze tradizionali del Sud Italia il rapporto con la musica è fondamentale.
Per questo il nostro lavoro non parte necessariamente dalla memorizzazione della coreografia.
Partiamo dall’ascolto.
Il ritmo permette al corpo di orientarsi. Il gesto nasce dalla relazione con la musica e progressivamente diventa più preciso, fluido e consapevole.
Lavoriamo quindi sulla capacità di:
- riconoscere e seguire il ritmo;
- ascoltare gli strumenti;
- coordinare movimento e musica;
- modificare la qualità del gesto;
- mantenere una relazione con il gruppo;
- trovare un proprio modo di danzare senza perdere la struttura della pratica.
Questo approccio permette di affrontare la danza tradizionale non soltanto come repertorio di passi, ma come pratica corporea e musicale.

Una danza “democratica”, che trae la sua forza proprio dal mettere assieme tutte e tutti, nella dimensione del cerchio.
Il cerchio: uno spazio di relazione
Molte pratiche coreutiche tradizionali utilizzano forme circolari o collettive.
Il cerchio non è però semplicemente una “forma della danza”.
Modifica il modo in cui i danzatori percepiscono lo spazio e gli altri partecipanti.
Non c’è necessariamente un unico punto verso il quale rivolgere lo sguardo. Il movimento diventa relazione: si osserva, si ascolta, si risponde, si entra e si esce dallo spazio condiviso.
Nel nostro lavoro il cerchio diventa quindi anche uno strumento pedagogico.
Permette di lavorare sulla presenza, sull’ascolto reciproco, sulla relazione e sulla partecipazione al gruppo.
Una pedagogia inclusiva
Il nostro metodo è pensato per permettere a persone con esperienze corporee differenti di avvicinarsi alla danza.
Non chiediamo a tutti di muoversi nello stesso modo.
Adattiamo le modalità di trasmissione alle persone, al gruppo e al contesto, cercando di mantenere riconoscibili gli elementi fondamentali della pratica.
Questo significa tenere conto delle differenti esperienze, età, capacità motorie e modalità di apprendimento.
Abbiamo sviluppato esperienze pedagogiche con adulti, bambini e gruppi con esigenze differenti, anche attraverso percorsi nei quali la danza è stata utilizzata come strumento di relazione e partecipazione.
L’inclusione, per noi, non consiste nell’eliminare le differenze.
Consiste nel creare le condizioni perché le differenze possano trovare spazio nella pratica.
Una pedagogia non sessista
Le danze tradizionali sono state trasmesse all’interno di società e comunità caratterizzate da ruoli di genere specifici.
La loro trasmissione contemporanea non deve però necessariamente riprodurre quegli stessi schemi.
Nel nostro lavoro non consideriamo il corpo femminile o maschile secondo ruoli prestabiliti e non attribuiamo al movimento significati obbligatori legati al genere.
Lavoriamo sulla possibilità di ascoltare il proprio corpo, comprendere il gesto e costruire una relazione con gli altri senza trasformare la danza in un sistema di ruoli rigidi.
Per questo definiamo la nostra pedagogia non sessista ed egualitaria.
Tutte e tutti possono partecipare.
La tecnica senza la pressione della performance
Imparare una danza non significa necessariamente prepararsi a salire su un palcoscenico.
La tecnica è uno strumento.
Serve a comprendere il movimento, sviluppare coordinazione, precisione e capacità di ascolto, ma non costituisce l’unico obiettivo della pratica.
Per questo cerchiamo di evitare un insegnamento fondato sulla prestazione, sulla competizione o sul confronto permanente fra i partecipanti.
La domanda non è:
“Quanto sei bravo rispetto agli altri?”
La domanda è:
“Che cosa stai imparando attraverso il movimento?”
Questo non significa rinunciare alla precisione.
Al contrario: significa costruire la tecnica attraverso una comprensione progressiva del gesto.
Un metodo costruito sull’esperienza
Il metodo di Danze Tradizionali del Sud è il risultato di un percorso iniziato nel 2006 e sviluppato negli anni attraverso ricerca, pratica e trasmissione.
Tullia Conte e Mattia Doto hanno lavorato nell’ambito delle danze tradizionali, del teatro, della ricerca sul tarantismo, della pedagogia e della creazione contemporanea.
Il metodo si è quindi costruito nel tempo, attraverso esperienze differenti e attraverso il confronto con persone, territori e contesti diversi.
Non proponiamo una formula rigida.
Il metodo si adatta al contesto senza perdere il rapporto con la ricerca.
Una danza per ogni corpo, non un corpo modello
Non crediamo nell’idea di un unico corpo “giusto” per danzare.
Il corpo cambia con l’età, con l’esperienza, con le possibilità individuali e con il contesto.
Una pedagogia della danza deve quindi saper distinguere ciò che appartiene alla struttura di una pratica da ciò che può essere adattato nel processo di apprendimento.
Questo principio ci permette di accogliere persone con esperienze molto diverse e di costruire percorsi nei quali la tecnica non diventa un criterio di esclusione.
La danza non comincia quando il corpo è pronto.
È anche attraverso la danza che impariamo ad ascoltare ciò che il corpo può fare.
A chi si rivolge il nostro metodo?
Il metodo è pensato per persone con livelli di esperienza differenti.
Può essere utilizzato nel lavoro con:
- principianti;
- danzatori con esperienza;
- adulti;
- giovani;
- gruppi intergenerazionali;
- persone che desiderano approfondire le danze tradizionali del Sud Italia;
- operatori e professionisti interessati alla trasmissione della danza;
- contesti educativi, artistici e culturali.
Ogni percorso viene adattato al gruppo e agli obiettivi del progetto.
Danza tradizionale: imparare una pratica, non soltanto un repertorio
Una delle differenze fondamentali del nostro approccio è questa.
Non vogliamo soltanto insegnare “come si fa” una danza.
Vogliamo creare le condizioni per comprendere perché ci si muove in quel modo, come il movimento entra in relazione con la musica e con gli altri e cosa succede quando una pratica tradizionale viene trasmessa in un nuovo contesto.
Per questo la pedagogia fa parte integrante della nostra ricerca.
Il corpo è il punto di partenza.
La musica orienta il movimento.
Il gruppo costruisce la relazione.
La conoscenza permette di comprendere ciò che si sta praticando.
Danze Tradizionali del Sud
Ricerca · trasmissione · creazione contemporanea
Dal 2006 sviluppiamo un percorso dedicato alle danze tradizionali del Sud Italia, mettendo in relazione pratica corporea, ricerca culturale e pedagogia.
Studiamo le danze.
Le attraversiamo con il corpo.
Le trasmettiamo.
E continuiamo a interrogarci su ciò che possono diventare.
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