Nel 1787, durante un viaggio a Napoli, Goethe osservava con entusiasmo la danza che oggi conosciamo come Tarantella:
«La danza che porta il nome di tarantella è molto popolare a Napoli tra le ragazze di estrazione popolare e media. Devono essere almeno in tre: una batte il tamburello e, di tanto in tanto, scuote le campanelle, mentre le altre due seguono la danza con le castagnette. Per le giovani è una vera passione, e vi passano ore; si osserva spesso che questa danza cura anche l’ipocondria, le punture di ragno e, in generale, tutte le malattie che si trattano con il sudore.»

Queste parole ci raccontano una Tarantella vissuta non solo come movimento, ma come esperienza collettiva, cura del corpo e condivisione sociale, profondamente radicata nella vita quotidiana napoletana.
Durante il suo soggiorno, Goethe visitò anche la casa di Lord Hamilton, ambasciatore inglese. Sua moglie, Emma Hamilton, tra Napoli e Torre del Greco, creò le celebri “Attitudes”, performance che univano danza, teatro e prosa, ispirate all’antichità classica e alle tradizioni locali.
Emma interpretava figure femminili mitologiche come Medea o Cleopatra, e parte del suo repertorio includeva anche la Tarantella:



«Saltava con il tamburello in mano, correva come una folle intorno al tavolo: i capelli svolazzanti, la testa gettata all’indietro, braccia e gambe quasi lanciate in aria; sembrava una di quelle menadi dai movimenti selvaggi e quasi irreali.»
Il conte d’Espinchal, nobile francese, annotava nel suo diario:
«Le dame Amicis, borghesi napoletane, danzavano la tarantella a meraviglia, ma la Hamilton vi metteva una voluttà, una grazia capaci di scaldare l’uomo più freddo e insensibile.»
Le sue performance, ispirate dalle pitture pompeiane e dalla vivace scena teatrale londinese di Covent Garden, rivelarono un talento unico: Emma Hamilton riusciva a incarnare Cassandre, Sibille e figure shakespeariane, diventando una vera icona dello stile neoclassico.
Nel 1790, il pittore Lock la ritrasse mentre danzava una tarantella vertiginosa da contadina, immortalando la fusione tra arte, danza popolare e teatro.
Nata nel 1765 nel Cheshire in estrema povertà, Emma visse una giovinezza segnata da relazioni con l’alta società londinese e dalle prime esperienze artistiche che formarono il suo estro creativo. Inviata a Napoli come pupilla di Sir William Hamilton, lo conquistò e divenne sua moglie nel 1791, rivoluzionando anche il vestire femminile con uno stile naturale e neoclassico, libero dalle rigidità della moda dell’epoca.
Oggi, il suo nome è legato non solo alla bellezza e al teatro, ma anche alla Tarantella, che con Emma Hamilton diventa spettacolo, passione e memoria culturale, un ponte tra tradizione italiana e cultura europea.

Tratto dal libro “L’altra taranta – Annabella Rossi e il tarantismo nel Cilento – di Tullia Conte, Ed. Sudanzare