Oltre il gesto: la danza come chiave per una guarigione autentica

by Mattia Doto

La danza è sempre stata considerata un potente mezzo di liberazione e di espressione personale. Essa permette di muoversi, sfogarsi e creare un legame profondo con il proprio corpo e la propria mente. Ma è sufficiente per ottenere un vero effetto terapeutico? Non sempre. Il semplice fatto di muovere il corpo non garantisce l’accesso a un benessere profondo o a una guarigione psicofisica. Ciò che fa la differenza è sia il modo in cui la danza viene insegnata, sia il tipo di danza praticata. Prendiamo ad esempio la tarantella, un termine che abbraccia la vasta famiglia delle danze tradizionali del sud Italia. Questa danza si distingue per le sue radici profondamente legate alla medicina popolare. La tarantella è stata a lungo utilizzata come parte del rituale terapeutico per trattare diversi disturbi, siano essi fisici o emotivi. Per secoli, uomini e donne, spesso vittime di crisi emotive o psicologiche, si sono rivolti a questa danza per ritrovare l’equilibrio, alleviare i propri tormenti ed ottenere una risoluzione alla crisi. Il rito del tarantismo incarna pienamente questa esperienza corporea, un fenomeno ampiamente documentato da studi antropologici che confermano il ruolo terapeutico della danza nella cultura popolare.

Sebbene il rituale del morso della tarantola non venga più praticato ai giorni nostri, nulla ci impedisce di sfruttare ancora oggi il potere curativo di questa danza. Si tratta di comprendere meglio come funzionava in passato e di riflettere su come possa diventare uno strumento di cura nel nostro mondo contemporaneo. Quando parliamo di guarigione, ci riferiamo a forme di malessere minori che possono essere affrontate attraverso un approccio corporeo. Attraverso il movimento del corpo, riusciamo a mettere la mente in pausa, alleviando il peso spesso legato a un sovraccarico emotivo. Ansia, stress, agitazione, insoddisfazione e insicurezza sono mali tipici dell’epoca moderna, che possono trarre beneficio da una pratica fisica.

Tuttavia, affinché questa dimensione curativa possa esprimere tutto il suo potenziale, l’esperienza deve essere guidata da un insegnante competente e generoso. Un corso di danza con fini terapeutici non può limitarsi a enfatizzare la corretta esecuzione di passi e figure. Deve essere piuttosto uno spazio straordinario, che non riproduce gli schemi della vita quotidiana. L’insegnante guida i partecipanti con una pedagogia adeguata, prestando attenzione alla dinamica del gruppo e rispettando i bisogni e i limiti di ciascuno. Nel caso della tarantella, l’insegnante ha un ruolo centrale nell’attivare il potenziale terapeutico della danza. Non deve solo trasmettere i passi e i ritmi, ma anche incoraggiare l’espressione individuale, il lasciarsi andare e la connessione con le proprie emozioni profonde. Questo richiede non solo esperienza in ambito terapeutico, ma anche una grande sensibilità e benevolenza: essere disposti ad accogliere tutte le difficoltà e fragilità, riconoscerle e dare a ogni persona la possibilità di trasformarle in qualcos’altro attraverso la danza, senza forzature, poiché ogni individuo ha bisogno dei propri tempi.

Tutto ciò deve avvenire all’interno di un quadro ben definito: la dimensione comunitaria del cerchio. Anche in questo caso, non basta disporsi in cerchio o formare una ronda per sperimentare stati profondi di guarigione attraverso la tarantella. Ciò che conta è la qualità umana del cerchio. Deve essere uno spazio fuori dal tempo, dedicato alla condivisione e all’accoglienza, dove ognuno può esprimersi senza giudizio, accettando con benevolenza i propri limiti e cercando di superarli anche grazie allo scambio con gli altri partecipanti. Così, una danza che potenzialmente contiene un potere terapeutico, se trasmessa in un contesto di competizione, bisogno di approvazione o desiderio di essere guardati, non sarà sicuramente né benefica né curativa. La tarantella, con i suoi movimenti circolari e i suoi ritmi potenti e coinvolgenti, aiuta a liberare le tensioni accumulate nel corpo. Essa coinvolge non solo il fisico, ma anche la mente, creando un legame profondo tra i due. Praticare questa danza in un contesto sociale, insieme ad altri partecipanti, favorisce l’emergere di un’energia collettiva. Questa energia condivisa contribuisce all’effetto catartico della danza, in cui ognuno si sente sostenuto dal gruppo mentre esprime le proprie emozioni.

Il processo terapeutico, dunque, non si basa esclusivamente sull’atto di danzare, ma sulla modalità in cui la danza viene proposta e vissuta. La dimensione curativa della tarantella risiede nella sua capacità di riconnettere le persone con il proprio corpo, consentendo loro di esprimere emozioni represse e di ristabilire un equilibrio interiore. Tuttavia, questa guarigione è possibile solo quando la danza è praticata all’interno di un contesto ben definito, sotto la guida di un insegnante capace di orientare il gruppo in questa direzione.

In conclusione, affinché questa esperienza sia realmente benefica, deve essere accompagnata da un professionista in grado di far emergere tutta la ricchezza di questa danza ancestrale. Solo unendo l’arte dell’insegnamento alla profondità della danza, la tarantella può diventare un potente strumento di guarigione e benessere. Danzare, sì, ma con consapevolezza e una pedagogia adeguata: ecco la chiave per sperimentare il potere terapeutico della tarantella.

© Sudanzare 2024 – riproduzione riservata