Nel 1959, nel sud dell’Italia, l’antropologo Ernesto De Martino scopre e fa rivivere i resti del rituale necessario per la guarigione dal morso della tarantola.
La taranta, un ragno mitico che punge e inietta un veleno capace di far precipitare rapidamente la vittima nella follia, scatenando crisi fulminanti e il bisogno immediato di cure fisiche. Da qui nacque la danza della Pizzica: un’espressione dei sentimenti, delle preoccupazioni personali che diventavano condivisi a livello sociale. Questo mito antico ha radici in un passato archetipico, permeato di simboli e idee tratti dalla tradizione del teatro popolare.

Il termine “tarantismo” si riferisce a una tecnica coreografica e musicale dedicata alla catarsi delle crisi psichiche, conosciuta in tutta l’Italia meridionale fino in Spagna. Il termine (in italiano “tarantismo” o “tarantolismo”) si riferisce precisamente a una patologia presente solo in un contesto culturale specifico, rendendola così una sindrome legata alla cultura.
In passato, veniva considerata una forma di isteria o il termine indicava manifestazioni idiopatiche di origine sconosciuta. Inoltre, il termine “tarantismo” fa riferimento anche al fenomeno culturale e terapeutico che ne costituiva il contesto, storicamente presente nel sud Italia, in Sardegna, in Corsica e in Spagna.
Il tarantismo veniva una volta considerato nel Medioevo come una malattia che colpiva vicino alla città di Taranto (da cui, secondo alcune interpretazioni, deriva il nome), così come nella regione delle Puglie e in altre regioni del Sud Italia (Campania, Calabria, Sicilia, Basilicata, Sardegna, ecc.). Il morso del ragno chiamato “tarantola” veniva trattato con un rituale che includeva la danza della tarantella, che il termine “tarantismo” anche indica.
Pratiche simili si trovavano in Andalusia e in Sardegna, dove il rituale è chiamato “argia”.

Etimologia
Nella lingua italiana, il diminutivo e/o dialettale di “tarantola” è “taranta”, da cui derivano i termini “tarantella” e “tarantismo”. L’origine è incerta, secondo le teorie più credibili, la formazione della parola “tarantola” potrebbe essere stata influenzata dal nome della città di Taranto, fondata nel 706 a.C. da spartani esiliati che la dedicarono a Τάρας, figlio di Poseidone e della ninfa Satyria. Verso il 123 a.C., una parte della città fu occupata dai Romani, e Tàras divenne Tarentum.

Il fenomeno
Il fenomeno del tarantismo è parte di un sistema ideologico complesso e antico, che si è estinto nelle sue forme storicamente documentate. Il tarantismo, che si manifestava principalmente durante i mesi estivi, era caratterizzato da sintomi di malessere generale come prostrazione, depressione, malinconia, disturbi neuropsicologici come la catatonia o deliri, oltre a dolori addominali, muscolari e affaticamento.
La tarantola (Lycosa tarantula), tradizionalmente associata alla malattia, è un ragno di grandi dimensioni il cui morso, sebbene doloroso, è praticamente innocuo e il cui veleno è incapace di provocare gli effetti associati al disturbo. Si è quindi ipotizzato che una possibile causa potesse essere un altro ragno, il ragno vedova nera mediterranea (Latrodectus tredecimguttatus), un piccolo animale il cui morso è quasi indolore ma molto pericoloso, ed è responsabile della sindrome neurotossica nota come latrodectismo.
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